Uniti contro l'AIDS

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Ultimo aggiornamento

  • 30 luglio 2020

L'impatto del COVID-19 sul contrasto all'HIV/AIDS

La pandemia da COVID-19 sta ostacolando in maniera significativa il programma delle Nazioni Unite mirato ad arrestare l’epidemia da HIV a livello globale.
Questa situazione è stata evidenziata nel Global AIDS Report dell’UNAIDS, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della gestione dell’infezione da HIV e dell’AIDS a livello globale.
Nel Rapporto si sottolinea come gli obiettivi prefissati per il 2020 ed il 2030 relativamente al calo ed all’arresto dell’epidemia da HIV non saranno sicuramente raggiunti e che la pandemia da COVID-19 rischia di vanificare ulteriormente gli sforzi sostenuti negli ultimi trent’anni.
In particolare, come abbiamo più volte scritto su questo sito, si era prefissato per l’anno 2020 l’obiettivo 90-90-90 e cioè che il 90% delle persone con l’infezione da HIV nel mondo venisse diagnosticata attraverso il test HIV, trattata tramite terapia e portata a soppressione virale, allo scopo di arrestare la diffusione della malattia per il 2030.
Nonostante i progressi ottenuti negli ultimi anni, le disparità di interventi e di risorse erogate tra le diverse aree geografiche non consentono il raggiungimento del target 2020 a livello globale.
Già a partire dal 2016 e 2017 le risorse globali contro l’HIV/AIDS hanno mostrato una tendenza a decrescere, facendo ipotizzare un ritardo nel raggiungimento degli obiettivi programmati.
Si stima che la mancata implementazione degli interventi possa aver determinato nel periodo 2015-2020 un aumento di 3,5 milioni di infezioni e di 820.000 morti per AIDS a livello globale.
La situazione attuale legata all’emergenza COVID-19 avrà sicuramente un ulteriore impatto sui piani di intervento contro l’HIV/AIDS in conseguenza di:
  • Stato di recessione globale previsto per i prossimi mesi/anni;
  • Molto probabile riduzione dei finanziamenti finalizzati alla lotta contro l’AIDS;
  • Notevole difficoltà per il personale dell’UNAIDS, degli Enti Governativi e delle ONG di effettuare interventi e missioni nei Paesi ad alta prevalenza di infezione;
  • Riduzione della possibilità per le popolazioni locali di usufruire di programmi educativi e di accedere a screening ed alle misure di trattamento per l’infezione da HIV;
  • Recrudescenza di situazioni di violenza in ambito familiare e della negazione di diritti per le donne e per le categorie fragili.
Se la situazione di emergenza globale dovesse protrarsi per oltre sei mesi, gli obiettivi prefissati subirebbero un ulteriore ritardo, sino a 10 anni, con una mortalità aggiuntiva di oltre 500.000 casi tra il 2020 ed il 2021 nell’Africa Subsahariana ed il ritorno a dell’incidenza e prevalenza a livelli precedenti al 2010.
Pur con tutte le incognite relative alla situazione pandemica attuale è comunque importante cercare di non abbassare la guardia nei confronti dell’HIV/AIDS e mantenere livelli di attenzione e di risorse economiche indispensabili a non vanificare il notevole sforzo sostenuto negli ultimi 30 anni per combattere questa epidemia che, tutt’ora costituisce un’importante minaccia sanitaria per le popolazioni fragili nei Paesi in via di sviluppo.
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